Il mio primo colloquio da candidato. Eh, sì, anche io sono stato candidato prima di iniziare la mia carriera di profiler e talent manager. Studiavo e lavoravo, per mantenermi fuori sede. Oramai mancava poco alla laurea e le mie ricerche di lavoro si stavano orientando su progetti più solidi; in sostanza, cercavo qualcosa che potesse darmi esperienza e rafforzare il mio Curriculum di neo laureando.
Era, credo, l’autunno del 1990. Mattina, ore 9. Dopo aver risposto ad un annuncio di ricerca responsabile di ufficio, mi presento in giacca, cravatta e valigetta di pelle (tutto comprato con i miei primi risparmi da ex Ufficiale di Complemento dell’Esercito).
Il colloquio
Location, un anonimo ufficio nel centro di Bologna che reca fuori una generica scritta “Ufficio Stampa”. Mah? Mi accoglie un quarantenne, sportivo ed educato. Scopro subito che sarà lui il mio selezionatore. Mi fa accomodare e sento che mi scruta da cima a fondo. “Bella valigetta, ha portato il Curriculum?” “Certo, eccolo” rispondo io.
“Bene. Io mi chiamo Andrea e le presento brevemente il nostro lavoro. Sono il responsabile di questo ufficio stampa. Per conto di una grande multinazionale, promuoviamo il loro brand nel settore sport motoristici, in particolare la Formula 1. Seguiamo piloti e macchine sponsorizzate dalla nostra casa madre e ci poniamo l’obiettivo di curare i rapporti tra il brand e le più grandi testate giornalistiche italiane. Un lavoro di scrittura, marketing e commerciale.”
“Bello, interessante” (non ci avevo capito nulla, in realtà…).
Inizia a farmi qualche generica domanda, scruta il mio curriculum di laureando. Poi l’affondo, subito diretto. “Se lei si dovesse dare da solo uno stipendio, quanto si darebbe al mese, in relazione alle sue attuali competenze?”
“Credo che un milione e mezzo al mese possa essere una cifra equa per partire…(in lire di allora, circa 750,00 Euro di oggi), risposi io.
Dall’entusiasmo alla consapevolezza nel colloquio
“Ottimo, mi può spiegare da che cosa è motivata questa sua autovalutazione?” – mi chiese. “Per l’Università. La mia famiglia ha investito una bella cifra in 5 anni. Sono anche studente fuori sede…e poi…ecco penso di meritarmeli per le mie qualità…non sapevo trovare altre motivazioni se non nell’ego, in realtà mi stavo arrampicando sugli specchi.
“Bene, allora facciamo il punto”. “Lei sa redigere un fax commerciale o inviare fax multi liste”? “Beh, non proprio…” – risposi io.
“Ok, le tolgo già 50 mila lire… Sa costruire un database di contatti?”: “No” – continuai io, che stavo iniziando a capire il gioco.
“Ok, qui le tolgo 200 mila lire…“Sa usare e gestire programmi per la creazione di foto professionali?” “No.” “Le tolgo altre 250 mila lire …”“E una telefonata a freddo per prendere un appuntamento, la sa fare?” “Mai fatte”. “Altre 100 mila in meno.., ottimo. In pochi passaggi arrivai da 1 milione e mezzo a zero, sì proprio a zero!”
Ma non era finita, mancava la stoccata finale che aspettavo con la testa china. “Bene, Paolo. Si rende conto?
“Sì, mi rendo conto…risposi con un filo di voce “Si rende conto che per imparare tutte queste cose lei dovrebbe pagare me e non viceversa?” “In effetti”…”
“Le faccio questa proposta – disse con il piglio del toreador, oramai certo della sua vittoria.
La proposta alla fine del colloquio
Sono intenzionato a prenderla per due motivi: il primo è la valigetta che porta con sé, il secondo è la sua presunzione che io leggo, invece, come ambizione.
“Scusi, cosa c’entra la mia valigetta?” risposi incredulo di ricevere una proposta.
“Per me dimostra la sua cura personale, anche se probabilmente è vuota, vero? (…era davvero vuota ma volevo darmi un tono). La valigetta mi dice anche che lei vuole arrivare in alto.” Le propongo un anno con me a queste condizioni:
- stipendio zero (si ricordi che lei dovrebbe pagare me…);
- le insegnerò ad usare il PC (Office), compreso l’uso di Page Maker6;
- programmi di elaborazione foto come Photoshop;
- i primi rudimenti commerciali quali uso del telefono, uso del fax con invio multi liste, gestione database e relazioni commerciali;
- per finire l’aiuterò, con Page Maker, a scrivere la sua tesi che dovrà sostenere tra 4 mesi;
- naturalmente per ogni trasferta ci penso io, lei non dovrà mai pagare nulla, ci mancherebbe.

“Che ne pensa, Paolo? Accetta?” Come un pugile KO al countdown, accettai, gli strinsi la mano, mi misi d’accordo per iniziare il lunedì successivo e me ne andai, in silenzio.
Sulle scale mi fermai e piansi a dirotto, per orgoglio e per la figura non proprio decorosa. Avevo capito che non ero niente, ancora: solo uno studente, laureando, che in 5 anni di Università aveva imparato solo teoria e non conosceva il vero mondo del lavoro e delle relazioni. Rimasi con Andrea due anni e mezzo, invece di uno. Mantenne tutte le promesse tecniche e dopo un anno iniziò a riconoscermi un piccolo ma significativo stipendio: il mio primo vero stipendio.
Grazie Andrea, ancora oggi la lezione di vita e il bagaglio tecnico di competenze che mi hai insegnato mi aiutano dopo 35 anni a non scordare mai un valore assoluto che si chiama umiltà.
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