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Ieri, 29 Dicembre 2022, alle ore 19.27 ore italiana, è morto Edson Arantes do Nascimento detto Pelé.

Ero preparato, come purtroppo accade, quando si parla di malattie incurabili; ti prepari da tempo, te lo aspetti, inizi ad elaborare il lutto molto tempo in anticipo.  In questi giorni, infatti, mi capitava di scorrere le agenzie di stampa web e di cercare notizie su Pelé, aspettando quella definitiva che, poi, puntualmente, è arrivata ieri all’ora di cena.

E all’improvviso tutte le chiacchiere a tavola si sono congelate e la mia mente ha iniziato a riavvolgere il nastro del film dei ricordi legati al calcio, allo sport e all’amore di tutti noi per le gesta sportive dei grandi atleti.

Questo articolo è l’ideale continuazione temporale ed emozionale della storia che ho raccontato il 4 giugno di quest’anno su questo blog nell’articolo Italia Germania, una partita di calcio lunga una vita (link a fondo pagina).

Ed è il mio piccolo omaggio a Pelé.

Non è solo uno sport, è molto di più

Proprio così. Questo articolo, come tutti quelli sulla morte di Pelé che in queste ore stanno inondando il web e la carta stampata, dimostra che non è solo uno sport. Ci sono atleti e storie che travalicano i confini del campo ed entrano nella vita di tutti noi. Così fu per me.

Nel mondiale del 1970 in Messico ebbi il mio battesimo sportivo, certo ero un piccolo spettatore ma lì iniziò la mia passione per lo sport. E lo devo a quattro persone: mio padre Demetrio, Gigi Riva, Roberto Boninsegna e, appunto, Pelé.

Dalla partita del secolo contro la Germania alla finale con il Brasile di Pelé

Mio padre era stato di parola nella semifinale contro la Germania. Mi aveva svegliato a sera inoltrata perché avevo solo 6 anni, era il 17 giugno del 1970. Fu una festa che mi lasciò intontito dal sonno e dalla felicità per la vittoria dell’Italia dopo una partita pazzesca.

Quattro giorni dopo, esattamente il 21 giugno 1970 alle 12 ora messicana e alle 20 ora italiana, non ebbi bisogno di chiedere permessi straordinari ai miei e mi accomodai felice di fronte al televisore. Questa volta c’era tutta la mia famiglia, mia sorella Enza e mia mamma Giovanna che aveva apparecchiato cena per tutti noi.

Italia Brasile 1970

Formazioni Italia Brasile – Finale Campionati del Mondo di Calcio Mexico ’70

Il bianco e nero della tv contro i colori della finale sulle figurine

Erano gli anni del bianco e nero in televisione, nel senso che quella a colori in Italia non era ancora arrivata (il primo mondiale a colori che vidi fu Argentina ’78). Eppure i colori di Mexico 70 me li ricordo eccome, grazie all’album di figurine del mondiale. Noi ragazzini impazzivamo già con l’album Panini del Campionato, poi arrivò anche quello del mondiale e fu festa.

Panini

Album Panini Mexico 70

Scambi di figurine tra noi che puntualmente finivano con una partitella nel campo vicino casa ad imitare i nostri giocatori, Riva e Boninsegna in particolare ma soprattutto Rivelino, Jairzinho e Pelé. I colori delle maglie azzurre dell’Italia e il verdeoro del Brasile erano meravigliosi. Lo si vede anche nella foto sopra delle squadre prima dell’inizio della finale. Quanto erano belle le maglie di allora, quanto erano belli i colori della finale e i colori di Pelé.

Mi sembrò di vedere un ballerino dio del calcio

La finale la perdemmo 4 a 1, senza se e senza ma. Era forse il Brasile più forte di sempre, insieme a quello del 1982 ma ritengo che, proprio per la presenza di Pelé, quello del 1970 superasse i campioni brasiliani che incontrammo, battendoli al mondiale di Spagna.

Ringrazio la vita per avermi dato la chance di vedere i più grandi giocatori della storia dello sport, in tv o dal vivo. Il mio incontro con Pelé avvenne proprio quella sera, in televisione. E fu un incontro speciale.

La sensazione che ancora oggi provo a riguardare quelle immagini è la stessa che provai quella sera della partita.

Pelé sembrava danzare sul campo, aveva dei movimenti leggeri e armonici. Bellezza pura. Forte in tutto, il più completo che io abbia mai visto. E la sconfitta dell’Italia per noi bambini passò subito in secondo piano perché eravamo stati battuti dal migliore.

Ci aveva battuti Pelé, era come una vittoria

Il giorno dopo eravamo già nel campetto ad imitare i suoi gesti. Ci aveva battuto Pelé (alla sua terza vittoria nel mondiale, record ancora imbattuto) e questo ci bastava. Anche mio padre era d’accordo e mi disse: “Paolo, questa sera hai visto qualcosa di unico”.

Pelé

Pelé segna il primo gol in Italia Brasile

Per giorni faticai a togliermi dalla testa l’immagine di Pelé che stacca di testa su Burgnich  e segna il primo gol. E la bellezza del passaggio a Carlos Alberto per il quarto gol del Brasile?

Lo chiamano futebol bailado. Pelé sembra aver messo nel calcio il passo base della capoeira (la ginga) e l’ha applicato al pallone.

Non avrei mai dimenticato quelle movenze per tutta la mia vita sportiva.

Imparai il principio di vittoria e sconfitta

E così in pochi giorni, dal 17 al 21 giugno, passai dalla gioia estatica della vittoria di Italia Germania 4 a 3 alla sconfitta 1 a 4 contro il Brasile di Pelé. Non mi rendevo conto di quello che avevo visto, lo avrei capito anni dopo, quando sono cresciuto.

Di una cosa sono certo. In quella settimana d’estate del 1970 è nato il mio essere sportivo, il bambino che da grande sognava di diventare come Riva, Boninsegna ed Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé.

Certo era solo una proiezione del nostro sogno di affermazione. Proprio grazie a quei modelli tendiamo ad avvicinarci il più possibile alla nostra meta, migliorandoci ogni giorno per essere “ballerini aggraziati” non più su un campo di calcio ma ogni giorno nel lavoro, nel dare agli altri gioia e qualcosa di bello da ricordare. Questa è la lezione eterna di Pelé e di tutti quei campioni che ci hanno lasciato a bocca aperta con le loro gesta.

Grazie Pelé, per me sei stato importante.

Guarda sintesi Italia Brasile Mexico ’70 (voce in telecronaca di Nando Martellini)

Hanno detto di Pelé (altri calciatori)

“Pelé è stato il più grande giocatore di tutti i tempi. Inimitabile. Fortissimo di piede o di testa. Classe e fisico. Corsa e resistenza. Sostanza e fantasia. E non credete a chi dice che avrebbe fatto male in Europa: uno così fa bene ovunque”.

Mario Corso

“Prima vengono Pelé e Maradona, poi veniamo tutti noi”

Gigi Riva

 

“Se dovessi scegliere una sua qualità, non saprei quale indicare; se dovessi trovargli un difetto, non potrei”.

Jorge Valdano

“Tutti dicevano che era finito. Dopo essere diventati campioni del mondo entrò nello spogliatoio e urlò tre volte “Non sono morto, non sono morto, non sono morto”. Se ci ripenso mi viene la pelle d’oca. E’ senza dubbio il miglior giocatore della storia.”

Rivelino

“Ai miei occhi un artista è colui che dà lucentezza ad una stanza buia. Non sono mai riuscito a trovare una differenza tra il passaggio che Pelé fece a Carlos Alberto nella finale del ’70 e la poesia di Rimbaud. In entrambe c’è quel tocco di bellezza che le rende eterne”.

Eric Cantona

“C’è il Pelé uomo e quello calciatore. Vedere giocare Pelé giocatore è come vedere giocare Dio”.

Michel Platini

“Il più grande calciatore di calcio del mondo fu Di Stefano. Mi rifiuto di classificare Pelé come un calciatore. Lui sta sopra ogni cosa”.

Ferenc Puskas

“E’ il più completo giocatore che io abbia mai visto”.

Franz Beckenbauer

“Pelé è stato l’unico giocatore che è riuscito a sorpassare i confini della logica”

Johann Cruiff

“Pelé è il più grande giocatore della storia del calcio, ci sarà sempre solo un Pelé nel mondo”

Cristiano Ronaldo

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