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Sto recuperando dal mio infortunio e mordo il freno per tornare a giocare a padel. Oramai sono fermo da 10 giorni. Seguo una tabella da pensionato ma capisco che è giusto modulare abitudini alimentari e atletiche. I progressi mi incoraggiano, mi illudo di essere quasi pronto: d’altronde è il primo infortunio che subisco e sto facendo una nuova esperienza.

Frenato dai medici e dal coach, devo cambiare i miei programmi e per una serie di circostanze, anche casuali, mi sono ritrovato a riscoprire uno dei miei viaggi ignoranti preferiti: il city biking o MTB (mountain bike) city biking, il viaggio in bicicletta attraverso la città, le sue bellezze, i monumenti e l’osservazione del genere umano visto dalle due ruote.

Questo racconto è dedicato a tutti coloro che amano la bicicletta, i centri storici, le piste ciclabili e… i “viaggetti ignoranti”, quelli che non programmi, che organizzi all’ultimo momento ma che ti danno emozioni inattese.

Il ritorno casuale alla bicicletta

Le parole della fisioterapista frenano il mio entusiasmo per un rientro a breve. “Mi dispiace Paolo, ancora non sei pronto per correre e saltare. L’unica cosa che puoi fare questo weekend, è un buon allenamento in bicicletta. Porta pazienza ancora una settimana e se non ci saranno segnali di ricaduta, potrai tornare con gradualità ad allenarti come prima, poi a giocare.”

Come un bambino triste a cui è stata tolta la palla, chiamo il mio coach Matteone con la non tanto segreta speranza di trovare in lui una risposta diversa, invece: “Mi dispiace Paolo, la fisioterapista ha ragione. La bicicletta è perfetta per il tuo polpaccio perché non rischi movimenti affrettati della pianta del piede, vai tranquillo e buon allenamento”.

Le analogie con un altro recupero

La bicicletta, in particolare la mountain bike, è sempre stata uno dei miei mezzi preferiti per i cosiddetti “viaggi ignoranti”, l’altro è il running. (Leggi Il viaggiatore ignorante. Clicca qui.)

Uno dei miei passatempi preferiti è quello di scendere in garage, salire in mountain bike dopo averla messa a punto e partire senza una meta precisa. Proprio senza una meta, decidere di volta in volta se andare a destra o a sinistra. Lasciarmi poi trasportare da itinerari ciclabili decisi di metro in metro, senza logica e senza ragione. Cultura, paesaggi, persone, negozi, boschi, salite, discese, tutto assolutamente deciso a caso, senza applicazioni smartphone studiate la sera prima. (Visita la pagina del blog Natura e paesaggi. Clicca qui.)

Questo infortunio, seppur minore, mi ha immediatamente riportato alla mente un altro recupero, ben più serio. Quello del 2017, dopo il mio ictus. Anche in quel caso le camminate e la bicicletta furono determinanti per la mia ripresa atletica e, soprattutto, psicologica.

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Autoscatto in sella ad una basica MTB – Foto Paolo Morabito 14 Giugno 2017

In questa foto che mi sono scattato due mesi dopo lo stop del 2017 stavo riprendendo le mie funzionalità. Cadevo, mi rialzavo, cadevo di nuovo. Tornai anche in ospedale per una caduta antipatica più di altre, in via Oberdan a Bologna. Erano le 6 del mattino, avevano appena lavato le strade del centro di Bologna; andai giù liscio scivolando sul bagnato per almeno 10 metri, la causa era la mancanza di equilibrio, ancora precaria in convalescenza.

Ero ostinato, stavo ricostruendo la mia mentalità sportiva e non volevo mollare. La ferita alla gamba per quella caduta me la portai dietro per anni con una cicatrice che, ancora oggi, mi guarda dal basso verso l’alto.

L’altro giorno

Così, preso un po’ dai ricordi, inizio a pensare al mezzo tecnico. Mi vengono in mente le tre biciclette che ho in garage. Macché! Sono da riprendere a mano daccapo. C’è una ragione per questo abbandono da parte mia. Prima con Vito Melito (Leggi articolo su questo blog. Clicca qui), poi il calcio, infine la palestra, il padel. Ho sempre guardato alla bicicletta come ad un opposto muscolare rispetto agli sport che praticavo. l calcio, così come tutti gli sport che prevedono balzi o passi di corsa, richiede un azione muscolare molto diversa da quella richiesta nel ciclismo. Quindi pochissime pedalate e allenamenti differenti, oramai da anni.

Ho bisogno di una bicicletta

Non pensando, dunque, ad acquistare un mezzo che poi userei poco, chiamo Alessandro, il mio compagno di padel. Amante anche della bici, mi dà subito una indicazione utile per il noleggio: “Vai da Alberghini Bike, in via Porrettana 85, anzi prima vai sul loro sito, c’è scritto che fanno anche noleggi”. L’impressione sul sito è molto buona, moderno, frizzante, decido di chiamare. Mi risponde Massimo Alberghini, titolare del negozio. Molto gentile, mi conferma la possibilità del noleggio e mi dà appuntamento al mattino dopo.

Dal vivo l’impressione è confermata: competenza, disponibilità, spiegazioni tecniche per un nuovo mezzo: una bellissima mountain bike a pedalata assistita. Me la consiglia perché mi dice che per il mio recupero sarebbe l’ideale, visto che è il primo allenamento serio dopo 10 giorni di stop.

Inizia il viaggetto ignorante dentro e fuori le mura

Si parte! Caschetto obbligatorio (fornito dal negozio) e ruota puntata dalla Croce di Casalecchio verso Bologna. Decido subito di virare a sinistra e di infilarmi nella pista ciclabile che da Casalecchio mi porterà fino in centro a Bologna, passando per il parco del Ghisello che sta proprio dietro casa mia.

I primi minuti sono tutto preso dal capire il funzionamento della pedalata assistita e i congegni di accelerazione/decelerazione, insomma il primo quarto d’ora se ne va per il rodaggio. Nel frattempo mi sto muovendo, passo di fianco alla Certosa, il cimitero di Bologna e inizio a prendere confidenza con la strada che mi porterà sulla ciclabile che costeggia le mura, detta anche la “tangenziale delle biciclette”.

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La Ciclabile che costeggia le mura di Bologna – Foto Paolo Morabito 3 Giugno 2017

La pedalata assistita mi piace e per di più è anche funzionale al mio recupero, il polpaccio sembra tenere e non faccio sforzi particolari. Prendo dimestichezza con la bicicletta e nel frattempo esco dalla ciclabile intorno alle mura e decido di entrarci all’altezza di Porta San Mamolo. Mi dirigo verso il centro, obiettivo Piazza Maggiore.

Pedalare nel centro di Bologna

Ho sempre amato girare per le vie del centro e questa volta sono spinto da una motivazione forte. Non ne potevo più di stare fermo, ho bisogno di sentire il vento in faccia, il caschetto mi dà sicurezza. In un attimo sono in piazza. Qui faccio la prima sosta: è sabato ma respiro comunque un clima triste, c’è più silenzio e mi sembra di percepire preoccupazione nelle facce delle persone perché le notizie che arrivano dall’Ucraina non sono per niente buone.

Come ho scritto in altro articolo di questo blog, la guerra sta cambiando lo schema di gioco (Clicca qui.) ma noi dobbiamo mantenere una forza mentale e fisica ottimale per non farci vincere dal pessimismo e dalla depressione. Lo sport e l’attività fisica ci aiutano a raggiungere questo obiettivo.

Il tempo di ammirare la bellezza di Piazza Maggiore e riparto, destinazione Giardini Margherita, il nostro piccolo Central Park di Bologna. Ci arrivo da piazza Galvani per poi imboccare via Farini, proseguendo per via Santo Stefano. Tutto è bello, meraviglioso, il solo pensiero che una bomba possa spazzare via tutto questo mi fa luccicare gli occhi. Perdonatemi, non riesco a non pensarci, tiro dritto e arrivo all’ingresso dei Giardini Margherita.

Trenta minuti intensi di bicicletta

Qui mi muovo in un terreno che conosco a memoria sia per la corsa che per la bicicletta. Chiaramente non sono solo. La convivenza con i pedoni non è sempre facile, soprattutto per i ciclisti “rapidi”. Ai Giardini Margherita, comunque, trovo una relativa calma. Rispetto a qualche anno fa, c’è meno gente. La pandemia ha cambiato lo status quo precedente. Ci sono meno studenti e quindi meno biciclette.

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Giardini Margherita – Foto Paolo Morabito 19 Febbraio 2022

Il tempo di una foto e riparto. Riprendo la tangenziale della bicicletta e lancio la mia pedalata assistita quasi al massimo. In pochi minuti sono a Porta Saragozza, da lì prendo via Saragozza con obiettivo Meloncello.

Mentre pedalo mi viene voglia di provare la pedalata assistita in salita, quindi giro per via di Casaglia e mi faccio qualche chilometro tra i sali e scendi di via del Ravone. Non sono ancora pronto per salire in collina. Ho paura di una recidiva al polpaccio e decido di non rischiare.

Il ritorno in negozio

Senza accorgermene mi rendo conto che sono quasi due ore che sono in sella e questo mi rende felice, vuol dire che sono sulla strada della completa guarigione. Ritorno al negozio e trovo Massimo Alberghini. Ci fermiamo a parlare delle sensazioni provate e scambiamo idee per il futuro.

Sono contento per tanti motivi. Mi rende felice scoprire che ci sono ancora persone, come Massimo, che hanno la mia stessa passione, fanno sacrifici e si entusiasmano a gestire la loro piccola impresa. Sono contento perché vicino casa ho un servizio comodo e puntuale. Infine, ho ripreso i miei viaggi ignoranti.

Cara Bologna in bicicletta, non mi ero accorto ma mi sei mancata un casino! (Cit. Lucio Dalla – Dark Bologna – A proposito ancora buon compleanno Lucio!)

Visita il sito Alberghini Bike. Clicca qui.

Leggi Il viaggiatore ignorante. Clicca qui.

Visita la pagina Natura e paesaggi. Clicca qui.

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